Alle 5.03 (ora italiana) del 10 febbraio la sonda Solar Orbiter partita da Cape Canaveral a bordo di vettore americano Atlas. Frutto di un programma congiunto dell’Esa e della Nasa voler intorno al Sole per indagare da, abbastanza vicino (42 milioni di chilometri), alcuni dei misteri che l’astro continua a trattenere. Nonostante che da quasi cinquant’anni siano inviate sonde per studiarlo direttamente dallo spazio senza il filtro dell’atmosfera.

Il filtro per oscurare il cuore dell’astro

Alla realizzazione e alle ricerche di Solar Orbiter contribuiscono gli scienziati italiani attraverso l’Agenzia Spaziale italiana Asi, l’Istituto nazionale di astrofisica Inaf, il Cnr e numerose universit. E c’ soprattutto uno dei dieci strumenti di cui dispone, ad essere nato in Italia sotto la guida di Marco Romoli dell’Universit di Firenze e costruito da un consorzio industriale formato da OHB Italia e Thales Alenia Space Italia. Ma altri contributi nazionali si trovano su ulteriori tre strumenti per indagare il vento solare, i raggi x e il plasma solare. Ma soprattutto Metis che affronter uno degli enigmi pi intriganti. Metis un coronografo che con un filtro oscurer il cuore dell’astro per poter analizzare il suo circondario, cio la corona. Succede infatti che la superficie dell’astro abbia una temperatura intorno a seimila gradi centigradi, ma l’atmosfera gassosa soprastante arriva a superare i due milioni di gradi. Attraverso quale processo si arriva al misterioso riscaldamento? si chiedono gli scienziati.

Gli effetti del vento solare

Ci sono delle ipotesi – precisa Marco Romoli , principal investigator di Metis – che ci portano a spiegare o straordinario riscaldamento del plasma solare per effetto del campo magnetico. Inoltre indagando questo fenomeno cerchiamo di decifrare i meccanismi in grado di accelerare il vento solare che proiettato nello spazio coinvolge anche la Terra con effetti talvolta negativi. Romoli da trent’anni studia il nostro Sole iniziando con la collaborazione al satellite Soho dell’Esa. Ma c’ un altro aspetto innovativo – continua Romoli – caratteristico di Solar Orbiter. Essendo la sua orbita inclinata di 35 gradi rispetto al piano dell’eclittica ci consentir di scrutare i poli solari dove si originano molti fenomeni.

I danni delle tempeste magnetiche

Il Sole manifesta un ritmo con un ciclo di undici anni, durante il quale rivela un periodo di minima ed un altro di massima attivit. Ora stiamo emergendo da una fase di quiete. Sulla sua superficie poche sono le macchie che mostrano la sua turbolenza esplosiva. Da queste esplosioni escono flussi di radiazioni e particelle (soprattutto protoni) che investono la nostra Terra causando delle tempeste magnetiche le quali possono portare danni alle reti elettriche (come gi capitato) e alle reti informatiche particolarmente vulnerabili. Ecco perch studiare il Sole importante ed ora un periodo favorevole. Da poco c’ in orbita un’altra sonda della Nasa, la Parker Solar Orbiter, che addirittura si avvicina a 25 milioni di chilometri dall’astro. Ma intorno alla Terra un’altra decina di satelliti scrutano l’astro. Alle Hawaii, inoltre, entrato in attivit un telescopio capace di trasmetterci fotografie della superficie solare con una definizione mai raggiunta. Tanti strumenti potenti da cui ci si aspettano nuovi risultati per difenderci dagli eventuali rischi che la nostra stella pu presentare.



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