19 settembre 2019 – 21:57

Se gli Stati Uniti o l’Arabia Saudita attaccheranno l’Iran, sar una guerra totale. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Gli Usa cauti: segnali di distensione dal segretario di Stato. Concessi i visti ai funzionari iraniani in arrivo all’Assemblea dell’Onu a New York

di Guido Olimpio

Crisi saudita, segnali di diplomazia dopo le minacce:

Per la crisi saudita sembra prevalere — per ora — la prudenza. Diversi sviluppi, sia pure incrociati con attivit militari, indicano il tentativo di abbassare la temperatura dopo gli attacchi ai siti petroliferi.

Fase delicata

Il segretario di Stato Mike Pompeo, al termine del tour nel Golfo dove ha incontrato i dirigenti dei paesi amici, ha affermato che gli Usa puntano sulla via del dialogo, anche se c’ un grande convergenza circa il coinvolgimento di Teheran nel bombardamento degli impianti. Una cautela legata alle scelte di Trump e ai timori di una conflagrazione maggiore, con conseguenze devastanti. Una rappresaglia porterebbe ad una risposta dell’avversario e – come ha avvisato il ministro degli Esteri Zarif — alla guerra totale. Un prezzo che nessun disposto a pagare. Tantomeno i sauditi, rivelatisi fragili e in una fase interna delicata. Altro segnale la concessione dei visti alla delegazione iraniana che deve partecipare all’Assemblea Onu a New York. Il viaggio di Rouhani e degli altri funzionari sembrava a rischio.

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Le opzioni militari

Washington, comunque, non ha sepolto altre opzioni. Il Pentagono ha avviato contatti con Riad per rafforzare la difesa anti-missile, rivelatisi un colabrodo. In particolare cercheranno di potenziare lo scudo a nord e anche in mare: possibile lo schieramento di nuove batterie di Patriot e unit dell’Us Navy. La Casa Bianca, per altro, continua le consultazioni con i generali ed stato fatto trapelare che sono pronte – se necessarie – una serie di ritorsioni: da raid contro le basi dei pasdaran a incursioni cyber. Gli Stati Uniti, in questa fase, puntano ad esercitare una forte pressione diplomatica, cercando di raccogliere il sostegno del maggior numero di stati possibile.

Le rivelazioni

Rivelazioni quotidiane sullo strike continuano ad avere la funzione di incalzare Teheran. Secondo la Cbs — che cita fonti statunitensi — sarebbe stata la Guida, Al Khamenei, a dare l’ordine di colpire i complessi per il greggio chiedendo ai pasdaran un’operazione che non lasciasse prove evidenti. E i satelliti spia avrebbero seguito i preparativi, ma l’intelligence li avrebbe sottovalutati. Sempre teso il fronte sud. Il comando militare di Riad ha annunciato di aver intercettato e distrutto un barchino-esplosivo radiocomandato dei guerriglieri Houti. Una tattica gi adottata in passato dai miliziani pro-Iran.

I dubbi

Nei paesi del Golfo cominciano a crescere dubbi sull’impegno statunitense nei momenti di emergenza. I principi sunniti avevano preso come un tradimento la posizione di Obama (accordo nucleare con Iran, nessun intervento diretto in Siria) e speravano in un cambio con Trump. Ma, davanti alle sfide iraniane, il presidente ha evitato di imbarcarsi in missioni pericolose affidandosi ad attivit “clandestine” oppure a gesti simbolici, come l’abbattimento di un piccolo drone. Nulla di sorprendente vista la nota posizione di The Donald che vuole evitare nuovi conflitti e che ritiene che siano gli alleati a doversi assumere maggiori responsabilit. Nella sua visione i partner sfruttano il potere militare degli Stati Uniti. E per Trump importante che acquistino ancora pi armi americane. Solo che il non fare o fare poco degli Usa — pensano i critici — incoraggia Teheran a osare di pi.

19 settembre 2019 (modifica il 7 ottobre 2019 | 10:40)

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