Mezzogiorno, 10 ottobre 2019 – 10:16

Bocciata l’alleanza larga proposta dal ministro per il Sud. Il governatore pugliese punta ad un accordo, ma dopo il voto. Intanto Amati lancia il suo programma

di Francesco Strippoli



«Le elezioni le vinciamo anche senza i 5 Stelle». Michele Emiliano torna a far sentire la propria voce, a neppure 24 ore di distanza dal suo ultimo intervento pubblico. Segno che la tensione nel centrosinistra resta alta in vista delle Regionali 2020. Emiliano dopo aver riaffermato martedì la necessità della sua ricandidatura («per me è un dovere»), ieri ha puntato l’indice sulla ipotizzata alleanza elettorale con i 5 Stelle. E l’ha esclusa.
L’occasione gli deriva dall’intervista al «Corriere del Mezzogiorno» del ministro del Sud, Giuseppe Provenzano. Il quale propugna un’alleanza «larga» per evitare di consegnare al centrodestra la Puglia e la Campania (il ministro parlava di entrambe).
«In Puglia – replica Emiliano – le elezioni le vinciamo anche senza l’alleanza con il M5S». Il governatore allude ad un patto elettorale, perché altra cosa è la relazione con i grillini. Emiliano spiega così: «L’alleanza politica secondo me c’è tutta ed è pronta. Tuttavia noi abbiamo una coalizione definita, che, ove facessimo un’alleanza elettorale con i 5 Stelle, sarebbe gravemente vulnerata». Si rischia di «dover cedere, nei 30 posti della maggioranza, una serie di seggi al M5S: questa cosa scardinerebbe l’accordo di coalizione».

La soluzione

L’argomento è noto: la legge elettorale riserva 30 posti a chi vince e 20 a coloro che perdono. Se centrosinistra e M5S si alleassero e vincessero, prenderebbero 30 posti. Mentre oggi, per dire, possono contare su 38 seggi (30 + 8). Qualche seggio sarebbe perso dal centrosinistra, qualcuno dai 5 Stelle.
Ecco allora la soluzione di Emiliano: fare un’alleanza politica ma non elettorale e unire le forze solo dopo il voto. «Dobbiamo andare alle elezioni in modo separato – spiega – in modo da consentire all’elettorato, omogeneo tra centrosinistra e M5S, di scegliere il candidato-presidente preferito. Come se fossero delle primarie. Chi vincerà le Regionali avrà il presidente ed è probabile che si allei nella fase successiva. Dopo che avremo vinto le elezioni sarà molto più facile costruire un’ipotesi di governo comune».
Si capisce il ragionamento. Emiliano sa che qualcuno nel centrosinistra lavora per allungare i tempi e per aspettare il risultato dell’Umbria, dove viene sperimentata l’intesa Pd-M5S. In caso di successo, il patto, che prevede un candidato esterno ai partiti, potrebbe essere esportato anche in altre Regioni e forse in Puglia. La candidatura di Emiliano così sarebbe a rischio.
Il governatore ha fatto capire nei giorni scorsi che mai si farà da parte e i grillini eletti in Regione sono fermi nel respingere ipotetiche alleanze. Tuttavia si decide a Roma e non a Bari. Ecco perché molti prendono tempo. Emiliano si rivolge a loro: «Chi si dimena come un pesce appena pescato, commette un errore. Bisogna smettere di parlare a vuoto. Bisogna rispettare anche i 5 Stelle che hanno già chiarito che non faranno mai alleanze».

Il silenzio degli altri

Per ora tacciono gli altri, soprattutto chi fin qui ha premuto per l’apertura. Si fa sentire invece il pd Fabiano Amati, che lancia una specie di programma elettorale. Sembra la base per una sua candidatura alle primarie. Per ottenerla dovrà incassare il 35% delle firme dei componenti dell’assemblea del Pd (si riunisce lunedì). Ma Amati non bada alla questioni di forma, bensì guarda alle questioni concrete. «È il momento – sottolinea – di candidare alle primarie un elenco di soluzioni e non un repertorio di noiosi “ma anche”. Cioè parole al vento che paiono accontentare tutti perché non decidono niente per nessuno. Servono proposte di soluzioni chiare». Segue un lungo elenco dei temi su cui Amati si è impegnato dentro e fuori il Consiglio regionale: liste d’attesa, lotta alla xylella, chiusura del ciclo dei rifiuti, abolizione dei consorzi di bonifica, estensione del piano casa, vaccinazioni, promozione dell’agricoltura di precisione, sostegno al turismo di qualità, completamento dei cinque nuovi ospedali. «Queste – conclude – sono ipotesi di soluzione in grado di selezionare programmi e candidati alle primarie. Soluzioni che non prevedono l’uscita di sicurezza del “ma anche”».

10 ottobre 2019 | 10:16

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