Portogallo, la riconferma socialista

Niente maggioranza assoluta, ma i portoghesi riconoscono i meriti del primo ministro uscente, il socialista Antonio Costa, che ha restituito al paese dignit economica e politica dopo gli anni da incubo della recessione profonda e dopo l’umiliazione dell’intervento di salvataggio dell’Unione Europea e del Fondo monetario internazionale.

Il Partito socialista in testa con una quota di consensi vicina al 37%, cinque punti in pi rispetto al 2015. Insufficienti in ogni caso perch possa da solo e un po’ inferiori alle aspettative.

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Con ogni probabilit dunque Costa avr bisogno dell’appoggio del Blocco di Sinistra che veleggia verso l’8,86%. Mentre i sondaggi preelettorali gli avevano lasciato sperare di potersi alleare con gli ambientalisti del Pan (Persone-Animali-Natura), vicini al 3%, facendo a meno della coalizione di comunisti e ecologisti (Cdu), tra l’8% e il 9%.

A destra, gli avversari del centro destra (Partito socialdemocratico) guidati da Rui Rio seguono con il 29,95%, nove punti in meno rispetto al 2015, quando pur avendo ottenuto la maggioranza relativa non era riuscita formare un governo.

L’astensione stata altissima, tra il 44% e il 49%. Pesa soprattutto la massiccia diserzione delle urne all’estero: un milione di portoghesi emigrati sono stati iscritti automaticamente nelle liste dopo il 2015, gonfiando l’elettorato a 11 milioni di aventi diritto, anche se una larga fetta degli espatriati non vota pi o non ha mai votato.

Nel paragone con le precedenti consultazioni conteranno dunque alla fine le cifre assolute, ma in ogni caso da domani si apriranno i negoziati e Costa ha promesso in campagna elettorale di governare con qualsiasi condizione gli sia stata offerta dal voto dei portoghesi.

A soffiare vento nelle sue vele ci sono quattro anni di buoni risultati economici. I 78 miliardi elargiti dalla Ue e dal Fmi sono costati sacrifici enormi, ma la crescita stata spettacolare e in controtendenza con il resto del continente: dallo 0,19% del 2014 al 2,1% del 2018.

Lisbona ha riconquistato punti e prestigio a Bruxelles; e il ministro dell’Economia, Mario Centeno, il Cristiano Ronaldo dell’Ecofin, si meritato la presidenza dell’Eurogruppo.

Rispetto alla Spagna, che torna alle urne per la quarta volta in quattro anni, il Portogallo esce da un quadriennio di stabilit — e ne ha in vista un altro — sotto la guida di uno rarissimi governi socialisti sopravvissuti in Europa all’onda della destra, dei nazionalismi e del populismo.

A differenza di quasi tutti gli altri stati membri della Ue, il Portogallo non solo non respinge i migranti (non molti comunque), ma anzi cerca di facilitarne l’ingresso e prevede di abolire il sistema di quote con cui il centrodestra aveva cercato di dosarli. Con il calo delle nascite che potrebbe ridurre la popolazione quasi del 40% nei prossimi ottant’anni, il sistema di welfare sarebbe altrimenti in grave pericolo.

6 ottobre 2019 (modifica il 6 ottobre 2019 | 23:33)

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