7 ottobre 2019 – 09:08

Erdogan lancia un’operazione nel nord del Paese contro i curdi dell’Ypg che hanno combattuto al fianco dell’America contro lo Stato islamico. Poi Trump avverte Ankara: «Se esagerate vi distruggiamo l’economia»

di Monica Ricci Sargentini

La Turchia pronta a invadere la Siria Gli Usa ritirano le truppe dal confine

La Turchia lancia un’imponente operazione militare «a est dell’Eufrate» per creare una zona sicura nel nord del Paese e favorire il ritorno su base volontaria dei rifugiati siriani in patria. Nel mirino ci sono le forze curde dell’Ypg, quelle che hanno combattuto al fianco degli Stati Uniti contro l’Isis. Le truppe americane, però, rimarranno a guardare e si allontaneranno dal confine turco. È questo il risultato di un colloquio telefonico tra il presidente americano, Donald Trump, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan: «Le forze statunitensi non sosterranno né saranno coinvolte nell’operazione e le truppe Usa, che hanno sconfitto il califfato territoriale dello Stato islamico, non saranno più nelle immediate vicinanze», ha affermato la Casa Bianca senza fornire dettagli sull’operazione turca.

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La conferenza stampa

Stamattina Erdogan ha annunciato che l’operazione militare potrebbe iniziare da un momento all’altro: «Non possiamo più tollerare le minacce dei gruppi terroristi». Il presidente turco ha anche promesso una soluzione sui miliziani dell’Isis che sono attualmente nelle mani delle forze curde: «La Turchia sta lavorando a una soluzione per estradare nei Paesi d’origine i miliziani dell’Isis detenuti nelle carceri del nord-est della Siria, non appena avrà preso il controllo dell’area dai curdi dell’Ypg». Si tratta di circa 2.500 foreign fighter considerati altamente pericolosi e altri 10.000 catturati tra l’Iraq e la Siria. In una registrazione audio , diffusa recentemente, il leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, ha chiesto ai suoi uomini di fare di tutto per liberare i detenuti.

L’avvertimento

Martedì scorso il capo di Stato turco aveva dichiarato che la Turchia stava esaurendo la pazienza con gli Stati Uniti dopo che, lo scorso 7 agosto, la Nato aveva raggiunto un accordo per la creazione di una zona cuscinetto nel nord del Paese. «A questo punto, non abbiamo altra scelta che continuare sulla nostra strada», aveva annunciato Erdogan in un discorso televisivo. Lo scoppio delle ostilità tra Ypg e forze turche potrebbe avere come conseguenza il ritiro dei mille militari americani dispiegati nel Paese. Un’uscita degli Stati Uniti dalla Siria segnerebbe di fatto la fine della lotta contro lo Stato Islamico.

Il tweet di Trump

Nel pomeriggio Trump usa twitter per esprimere la posizione della Casa Bianca: «Come ho detto in passato, se la Turchia fa qualcosa che io, nella mia insuperabile saggezza, considero off limits distruggerò e annienterò l’economia della Turchia (l’ho già fatto in precedenza!)». Gli Stati Uniti, secondo il presidente, « hanno fatto molto di più di quanto ci si potesse attendere, inclusa la cattura del 100% del Califfato dell’Isis. È ora che altri nell’area, alcuni molti ricchi, proteggano il loro territorio», aggiunge Trump.

La reazione dell’Fds

Di sicuro i militari turchi incontreranno una forte resistenza. Le Forze democratiche siriane (Fds), l’alleanza antigovernativa guidata dall’Ypg, non lasceranno facilmente il campo, accusano di tradimento gli Stati Uniti: «Nonostante l’accordo sul meccanismo di sicurezza e la conseguente distruzione delle nostre fortificazioni, le forze Usa non hanno rispettato le loro responsabilità e hanno iniziato a ritirarsi dal confine, lasciando che l’area si trasformi in una zona di guerra. Ma le Forze siriane democratiche sono determinate a difendere il nord-est della Siria a ogni costo», ha scritto su Twitter Mustafa Bali, portavoce delle Fds.

Il monito della Ue

L’Unione Europea, però, mette in guardia dalle soluzioni militari che non farebbero altro che peggiorare la situazione dei rifugiati: «Riconosciamo le legittime preoccupazioni della Turchia sul piano della sicurezza — ha spiegato la portavoce la portavoce del Servizio Europeo di Azione Esterna, Maja Kocijancic — ma l’Unione europea ha sempre sostenuto che ogni soluzione durevole alla situazione siriana non sarà raggiunta attraverso mezzi militari ma richiede una transizione politica» in conformità alla risoluzione delle Nazioni Unite e degli accordi di Ginevra. «Nel quadro di questo processo — ha aggiunto — l’Unione europea resta impegnata per la unità, la sovranità e l’integrità territoriale dello stato siriano. Le rinnovate ostilità armate esacerberanno le sofferenze dei civili» e rischiano di «danneggiare gli attuali sforzi politici». Preoccupata anche l’Onu: «Non sappiamo cosa succederà. Ma ci prepariamo al peggio», ha dichiarato il coordinatore Onu per le operazioni umanitarie in Siria, Panos Moumtzis.

Il ritiro

Già lo scorso dicembre Trump aveva annunciato di voler richiamare a casa le truppe americane dispiegate in Siria nonostante la contrarietà dei suoi consiglieri che non volevano abbandonare gli alleati curdi nelle mani di Erdogan e le dimissioni dell’allora ministro della Difesa Jim Mattis. Il timore, piuttosto fondato, è che è un ritiro delle truppe americane e l’attacco alle forze curde favorisca una risurrezione dell’Isis.

7 ottobre 2019 (modifica il 7 ottobre 2019 | 18:31)

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