Vien vien che te conto tuto, in “talian” se te voi. Darci Zanon, 72 anni, risponde in dialetto al telefono e poi mi aspetta con un gran sorriso sulla porta di casa appena fuori la citt di Guarant do Norte. Una villetta circondata da ogni genere di alberi da frutta tropicale, dal mango alla jabuticaba. Siamo appena entrati nello Stato del Mato Grosso, arrivando da nord, per imbatterci in una delle storie pi curiose dell’emigrazione italiana. Quando il governo militare brasiliano nei primi anni Ottanta decise la colonizzazione di questa parte dell’Amazzonia, all’epoca intatta, offr terre ad agricoltori di comunit del sud del Paese. Dalle colline del Rio Grande do Sul arrivarono inevitabilmente discendenti di italiani, la stragrande maggioranza in quella regione. Di veneti, per meglio dire. La parlata di Zanon (talian, e ha dignit di lingua, con tanto di dizionari) si dunque trasferita intatta nel tempo, da fine Ottocento, qui sotto il sole dell’Amazzonia, grazie a questa vicenda pressoch unica di seconda emigrazione.

Alla radio in talian

Viaggio in Amazzonia/14: tra i pionieri veneti del Mato Grosso (che dovevano aprire spazio nella foresta)

Zanon e altre 500 famiglie arrivarono da una citt chiamata Erechim. Terra ne avevo anche l, i miei 8 ettari potevano anche bastare, ma era cos ripida… Una fatica. Qui invece sembrava un sogno. Tutto piatto, 100 ettari gratis di foresta a famiglia, met da lasciare intatta. L’altra da bruciare e coltivare al pi presto, pena la rescissione dell’accordo. Non vero che all’epoca non ci fosse coscienza ambientale. D’accordo che abbiamo bruciato un sacco di foresta, ma l’altra met, quella che non abbiamo toccato, l’hanno occupata altri negli anni successivi e distrutto. lo Stato il responsabile, perch non ha saputo controllare le invasioni si difende Zanon. Ogni domenica mattina prima della messa, nella locale fm Radio Meridional, l’agricoltore conduce un programma in talian, racconta storie e commenta quelle di chi telefona. Ogni tanto ci scappa qualche frase in portoghese, ma normale. Succede anche qui in casa con mia moglie.

Insegnare la lingua

Mantenere viva la lingua con il passare delle generazioni un cruccio della comunit dei veneti d’Amazzonia. Zanon ha lottato per far rivivere l’Associazione di cultura italiana di Guarant e mi ha portato a visitare la nuova sede, che sar inaugurata a breve. Con una gran grigliata di carne, ovviamente, il costelo di bue fatto alla moda del sud, impalato con la brace sotto. Il cruccio principale per mantenere viva la lingua, con il passare delle generazioni. Un gruppo di professoresse in pensione, tra cui sua moglie, intendono mettere in piedi corsi di talian per coinvolgere i pi giovani.

In arrivo l’Universit

No, non sono mai stato in Italia e mi piacerebbe tanto. Conoscere Venezia. Zanon e gli altri sanno poco delle proprie origini, da dove partirono gli antenati. Pu stupire, considerata l’evidenza del legame, ma la spiegazione arriva subito. A differenza di centinaia di migliaia di brasiliani di origine italiana – che affollano i nostri consolati in file che durano decenni – quasi nessuno qui ha chiesto il recupero della cittadinanza e il secondo passaporto. Quindi non hanno fatto indagini per via dei certificati. Proprio loro che ne avrebbero pi diritto. Ma io sto bene qui, sono felice. I miei figli e nipoti resteranno su queste terre. La nostra citt sta crescendo, arriver l’Universit e un sacco di nuovi ragazzi. Anche se voi pensate che l’Amazzonia sia tutta un disastro e un Far West, qui c’ un’altra realt. Una agricoltura di qualit che funziona, soprattutto.

La guerra italiana ai fuochi

Difficile dar torto a Zanon. Nel lungo viaggio iniziato a So Luis do Maranho, a 3.000 chilometri da qui, il pi forte stacco l’ho sentito nella penultima tappa, quando si entra definitivamente nell’Amazzonia bianca. Cambiano le facce, gli accenti, le abitudini. Per le strade di Guarant, a 40 gradi, si beve il chimarro, quel t bollente di erbe aromatiche che gli argentini chiamano yerba mate. Se la foresta a nord stata colonizzata in prevalenza da emigranti del nordest brasiliano, qui i sudisti hanno portato un altro livello di organizzazione, una cultura secolare di lavoro della terra, tipica della loro patria d’origine. Poi c’ stato un secondo importante contributo. A partire dal 1999 un programma finanziato dalla cooperazione italiana e coordinato dall’Ambasciata di Brasilia ha insegnato agli agricoltori locali a controllare gli incendi in agricoltura. Si chiamava Amaznia sem fogo (Amazzonia senza fuoco) e lo ricordano tutti con entusiasmo. A Guarant, in particolare, port a una riduzione dei roghi del 93 per cento, praticamente azzerandoli. Era un programma di coscientizzazione ambientale, ma soprattutto di insegnamento di tecniche: in che modo, per esempio, sostituire con altri metodi la tradizionale queimada (l’incendio), per rinnovare il terreno a fine stagione.

25 novembre 2019 (modifica il 26 novembre 2019 | 10:00)

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